
Il Coppedè non è semplicemente un quartiere, ma una delle espressioni architettoniche più rare e riconoscibili di Roma. Un piccolo universo urbano progettato tra il 1915 e il 1927 dall’architetto fiorentino Gino Coppedè, che trasformò palazzi e villini in opere irripetibili, fondendo il Liberty con richiami medievali, neogotici, barocchi, rinascimentali, classici e Art Déco.
Il suo linguaggio si riconosce nelle torrette, nelle logge, nei mosaici, nelle maioliche, nei ferri battuti, nelle decorazioni floreali e nelle figure fantastiche che animano le facciate. Ragni, rane, grifoni, mascheroni, stemmi e richiami simbolici fanno sì che ogni edificio possieda una propria identità, lontana da qualsiasi ripetizione seriale.
L’ingresso più celebre è quello dei Palazzi degli Ambasciatori, uniti da un monumentale arco sotto il quale è sospeso il grande lampadario in ferro battuto, ormai divenuto uno dei simboli del quartiere. Il legame con il cinema attraversa tutto il Coppedè. L’arco sopra l’ingresso di uno degli edifici di Piazza Mincio riprende infatti una scenografia di Cabiria, capolavoro del cinema muto del 1914. Le architetture del quartiere hanno poi affascinato registi come Dario Argento, che vi ambientò scene de L’uccello dalle piume di cristallo e Inferno, oltre a diventare scenario per Il presagio e, più recentemente, House of Gucci.
Nel quartiere vissero personalità legate alla cultura e allo spettacolo, tra cui il celebre tenore Beniamino Gigli, che qui possedeva la propria dimora romana. Anche lo stesso Gino Coppedè abitò nell’area che portava la sua firma, pensata fin dall’origine per l’alta borghesia, le rappresentanze diplomatiche e una committenza abituata a distinguersi.
Dal punto di vista immobiliare, questa identità si traduce in un’offerta eccezionalmente limitata. Gli immobili sono inseriti in edifici difficilmente comparabili con il resto del mercato romano e possono conservare soffitti alti, saloni di rappresentanza, parquet, mosaici, decorazioni originali e affacci su prospettive architettoniche uniche.
Vivere al Coppedè significa rientrare tra le pochissime persone che possono beneficiare ogni giorno di questo patrimonio. Non si acquista soltanto una casa, ma l’accesso a un luogo iconico, riconoscibile e non replicabile, nel quale il valore immobiliare incontra la storia dell’arte, dell’architettura e del cinema.
Le proprietà in questa zona
Vendute qui
